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Ecco i link dei miei pimpi ^_^
July 02

Lo chiamavano Charlie-Blood

Gioia, gioia pura, liquida, scintillante! Ancora una goccia, prima di ricadere nel buio.
 
Lo chiamavano Charlie-Blood, con i suoi corti capelli biondi, stopposi, la sua tendenza a perdere sangue dal naso, le labbra rosse screpolate e sexy e gli occhi - uno di colore verde e l'altro blu.
Lo chiamavano Charlie-Blood con le sue fisime e le sue idiosincrasie, le sue paure insensate e le imprudenze eclatanti, lo chiamavano Charlie-Blood con le sue ginocchiere i parastinchi il sospensorio i polsini le gomitiere, le spalline rinforzate e il giubbotto antiproiettile.
Lo chiamavano Charlie-Blood con i suoi eterni lividi i suoi traumi rimossi, quelli ricordati, il chiodo di pelle e i rayban, il casco da muratore e gli scarponi con la punta di ferro.
Lo chiamavano Charlie-Blood con la sua sigaretta - Lucky Strike - perenne all'angolo della bocca, lo chiamavano Charlie-Blood con i suoi Dostojevski in prestito dalla biblioteca, i guanti neri da motociclista e le sue abilità inaspettate in attività inaspettate.
Lo chiamavano Charlie-Blood-che-non-piange-gli-sudano-gli-occhi.
Lo chiamavano Charlie-Blood la puttana, Charlie $99, Charlie-bambola, Charlie re del dolore e dell'angoscia, Charlie-non-molla, Charlie-tenacemente-attaccato-alla-vita.
Lo chiamavano disadattato-la vergogna della famiglia-dove-abbiamo-sbagliato?-
Lo chiamavano Charlie-Blood-sa-troppe-cose.
CHARLIE diceva suo padre, oh babe, don't you leave me now, how can you go when you know how I need you to beat to a pulp on the saturday night?
June 19

Il ragazzo che amava la vita

Gli occhi gli ridevano e brillavano, i capelli offerti al vento si intricavano e svolazzavano, sulle labbra socchiuse c'era sempre un sussurro di melodia, per quanto improbabile.
Il ragazzo che amava la vita era vergine.
Il ragazzo che amava la vita aveva avuto tanta paura della morte da volersi suicidare; era una paura che non poteva affrontare in altro modo.
Il ragazzo che amava la vita si era aggrappato alla vita in ogni modo.
La vita l'aveva sedotto da subito, dal suo primo sguardo sul mondo.
Aveva guardato, e aveva visto la vita.
La vita era madre, la vita era figlia.
L'aveva amata, aveva amato la vita.
Il ragazzo che amava la vita amava le stagioni. Guardare la vita in estate, guardarla correre, ridere, affondare nell'acqua e risaltare su ridendo, amare la vita nell'erba sotto gli alberi grondanti di frutti. Sotto le coperte, con la vita che si addormentava piano piano, al calore di un fuoco timido, appena acceso, autunno. E l'inverno, il lungo sonno della vita, pallida, addormentata sotto una coltre bianca, e lui che estasiato la guardava dormire e non respirava nel timore di svegliarla.
E la primavera, la primavera. Il risveglio, l'inno, la gioia che stillava, fresca e luccicante, in ogni interstizio sulle strade, la vita timida, stesa nel grande letto, la vita tranquilla che aspettava che lui gli portasse la colazione a letto.
Baci incerti e rossori, preludio all'estate.
E tornava ad amare.
 
 
June 17

Intervento timido

Eh bè, sì, sono contenta.
June 13

Capitolo X

I marinai dicevano che il capitano Louis non piangeva mai.

Non era vero.

Il capitano Louis piangeva da solo.

Da solo, sempre.

Eppure adesso fece un’eccezione. Seduto al piano, suonava di fronte a quel corpo comatoso e morente. Suonava la sua musica, quella musica tragica e dolorosa, dal fascino struggente e fatale, lo ascoltava il vento, là fuori, il legno antico e triste della nave, lo ascoltava il fuoco, i marinai ascoltandolo sognavano le loro donne lontane, e gli occhi di Charles si aprivano e si richiudevano subito, senza vedere,  e nella subcoscienza delirante della febbre i suoi sogni ascoltavano la musica di Louis.

Ma all’apice del rincorrersi di una serie di note acute, la musica si ruppe. Le note crollarono come bambine uccise.

Un boato vibrò nella sala quando il capitano si lasciò cadere a braccia conserte sul lato sinistro del pianoforte. Le sue spalle erano scosse da singhiozzi silenziosi, le lacrime gli scendevano giù dagli occhi bistrati, nere righe di rimmel che andavano a macchiare le maniche blu scuro della sua giacca di velluto. Disperazione che gli percorreva il corpo come se fosse stata solida, aghi metallici e freddi che trafiggevano i suoi nervi, mentre i suoi gelidi occhi grigi rimanevano inespressivi e qualche cosa in lui moriva, di nuovo e di nuovo, per poi risorgere nel dolore e nell’estasi, carnefice e vittima di sé stesso, perso in un pianto che bagnava i bianchi virginali tasti del pianoforte e uccideva Bach, Chopin, Beethoven.

Capitolo IX

Il capitano Louis scese le scale quasi di corsa.
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rodka1012 - non esiste un Dio

Non pensare alla pistola che hai puntata contro, balla alla luce di mille sigarette e di una luna che ti illumina a giorno, balla il mistero...